Facebook sta raccogliendo dati per comprendere la psiche degli utenti

Il massiccio lavoro, in termini di ricerca, condotto negli ultimi anni da Facebook potrebbe star invadendo la privacy ed i diritti degli utenti oltre che puntare ad obiettivi decisamente meno nobili di quel che si potesse pensare a priori.

Ciò risulta quanto emerso da un controverso report reso pubblico da The Australianseppur attualmente sotto revisione – secondo cui il social network abbia, e continui tutt’ora, a monitorare i dati degli utenti con un occhio di riguardo agli adolescenti psicologicamente instabili per finalità pubblicitarie.

Facebook e l’algoritmo per tracciare gli status emotivi negativi: un modo per aiutare le vendite giocando con la percezione comportamentale

Monitorando le reazioni espresse da post, interazioni ed attività, il social sarebbe stato in grado di catalogare e collezionare preziosi dati sul modello comportamentale di un’intera classe generazionale al fine di capire quando tali azioni fossero veicolate da sentimenti di tristezza, stress, ansia e nervosismo.

Il tutto al fine di poter aiutare alcune aziende con compagne advertising mirate tramite l’utilizzo d’immagini, frasi e post pensati per generare un’impatto positivo e di contrasto rispetto i sentimenti avvertiti, da mostrare in modo automatizzato e contestuale agli utenti targettizzati.

Un’escamotage che dalla sua avrebbe chiaramente incrementato la resa degli Ads pubblicitari, giocando sull’alterazione delle azioni con un’accurata veicolazione delle immagini fornite nel modo e nel momento più opportuno per scatenare le risposte desiderate su soggetti deboli che, come da attesa, ha trovato la pronta smentita del colosso social ammettendo l’errore non perpetuato però in mala fede.

Dagli studi per l’intelligenza artificiale al proprio business plan, il controllo di Facebook sul modello comportamentale

Non è un mistero quanto uno degli obiettivi di Zuckerberg sia quello di realizzare un social capace di modificare l’interazione con i propri utenti, prevedendo persino le emozioni ed il modo di comunicare reciprocamente attraverso un supporto che non richieda più l’utilizzo di una tastiera, un Messenger più intelligenza artificiale che un’app di messaggistica istantanea. >>> Approfondisci il progetto di lettura del pensiero

Il controllo di elementi di domino quali anche WhatsApp non fa che incrementare l’egemonia che il social vanta sugli strumenti di comunicazione di massa e, considerando tra questi anche il possesso di un social visivo come Instagram, non fa che far sorgere dubbi sulle reali intenzioni a lungo termine.