Lo streaming mobile è un forte fattore di stress, incidendo sulla vostra salute

La diffusione degli smartphone ha modificato in modo consistente non solo il modo di accedere alla rete quanto anche l’usufrutto dei servizi in essa proposti, tra i quali lo streaming ne rappresenta il culmine espressivo.

Più che un semplice accesso ai contenuti, l’esperienza vincolata a questi ultimi potrebbe comportare anche un coinvolgimento in termini fisici – intesi nell’ambito della salute – che psicologici, sottoponendovi a forte stress specialmente a seconda della generazione d’appartenenza.

La qualità e la velocità dello streaming una chiave di volta per lo stress, le neuroscienze analizzano il rapporto uomo-smartphone nell’era digitale

Questo è almeno quanto dimostrato da un piccolo studio coinvolto da Vodafone ed Ericsson, cercando di testare l’impatto che la velocità di connessione può avere sullo stato psicologico e, conseguentemente, su quello fisico monitorando tutte le alterazioni bio-chimiche scaturite dall’interazione tra sistema nervoso e centro di controllo della respirazione.

Le situazioni prese in esame hanno riguardato la velocità di buffering e di upload per video e selfie, relativamente in contenuti video/audio oltre che l’interazione sui social network come Facebook, attraverso tre gruppi suddivisi per connessione ottimale con caricamenti tra 0/1s (secondi), ritardi compresi tra 2/5s ed infine ritardi significativi tra 6/10s.

Le azioni, quali effettuare lo streaming Youtube e caricare selfie Facebook, sono state poi progressivamente monitorate attraverso l’uso congiunto di ECG (elettrocardiogramma), tecnologia per il tracciamento oculare, controllo di pressione sanguigna e battito cardiaco al fine di fornire una risposta reale sulla percezione dello stress causato dallo streaming.

L’attesa e l’età incidono sui livelli, l’icona del buffering video identificata come “una bestia nera”

Che l’attesa nel caricamento di qualsivoglia contenuto fosse qualcosa di per sè negativo, in nell’ottica della client satisfaction, era forse qualcosa di scontato ma i dati e le tipologie di risposte hanno in effetti sorpreso per certi versi ed in particolare nello sviluppo di stress.

I livello salgono al 30% di media già dopo appena un secondo, un fattore non relativo ai tempi di caricamento di per sè quanto più alla comparsa dell’icona buffering, associata talmente male a cattive esperienze (lunghe attese) da esser oramai associata dal subconscio allo stress. I tempi sono altrettanti interessanti: sino a 6 secondi di attesa il 70% degli utenti perde interesse, la quota sale al 100% dopo 8 secondi sebbene le percezioni cambino a seconda che ci si ritenga su rete 4G, generando maggiore insoddisfazione vista l’alta attesa in termini di resa, e 3G, quest’ultima capace d’indurre a maggiore pazienza per la consapevolezza della qualità di streaming associata.

Ciononostante, nel caso delle fasce comprese tra 18-24 anni – denominati natives streaming –  l’insoddisfazione raggiunge picchi elevate già dopo un’attesa di 1 secondo, con l’abbandono del contenuto tra i 5 ed i 10 secondi a prescindere dalla rete, dall’azione svolta oppure dal social o web streaming site in uso.