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Dal MIT il primo prototipo di cellulare in grado di assemblarsi da solo

Il progresso attraversato nell’ultimo decennio dal settore degli smartphone non si limita solo alle migliorie riguardanti design e prestazioni, ma anche a tutto ciò che sta dietro ai processi di produzione e assemblaggio, come testimoniato dalle ultime novità svelate dal Massachussets Institute Technology (MIT), attualmente al lavoro su un sistema che potrebbe permettere a molteplici aziende impegnate nel settore dei dispositivi elettronici consumer di ridurre i costi di produzione.

All’interno del Self-Assembly Lab, un laboratorio dell’università statunitense conosciuta principalmente per i suoi studi su prodotti e tecnologie all’avanguardia, i ragazzi del MIT avrebbero infatti realizzato dei prototipi di dispositivi in grado di auto-assemblarsi, i cui singoli componenti sono in grado di unirsi tra loro mediante un sistema basato su magneti, andando a formare il prodotto completo in modo del tutto autonomo.

In particolare, come mostrato nel video, le prime sperimentazioni riguarderebbero l’assemblaggio automatico di un cellulare mediante l’inserimento dei singoli componenti in un cilindro rotante, che dopo diverse rotazioni consente a questi di trovare autonomamente l’assetto ottimale.

Lo scopo della ricerca, come possiamo facilmente immaginare, è quello di provare a ridurre i costi e il tempo destinato alla fase di assemblaggio dei prodotti, poiché è risaputo che tale operazione attualmente richiede una grande quantità di lavoro manuale o di robotica altamente specializzata, comportando dei costi non indifferenti.

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Il prototipo di smartphone autoassemblante in funzione!

Parliamo quindi di una procedura innovativa che, grazie ad un sistema di autoassemblaggio dei componenti, potrebbe aiutare a ridurre drasticamente i costi di produzione per il settore smartphone e non solo, in alternativa alla strada intrapresa da alcuni produttori, tra cui Samsung, che hanno scelto di spingere sul mercato dei dispositivi ricondizionati per ottimizzare i guadagni.

In ogni caso, come sostenuto da Skylar Tibbits, uno dei ricercatori del MIT attualmente coinvolti nel progetto, potrebbe ancora volerci del tempo prima di un eventuale impiego del metodo descritto per la produzione di massa, ma tale obbiettivo potrebbe essere portato a termine grazie al supporto del centro di ricerca del Pentagono, meglio conosciuto come DARPA. Voi che ne pensate?