Frammentazione Android

Frammentazione Android: scopriamo cos’è

Android 7.1 Nougat si sta ormai lentamente diffondendo, ma quanti dispositivi sono davvero pronti a riceverlo nei prossimi mesi? Sfortunatamente pochi. Ma perché? Cosa rende così problematica la distribuzione del nuovo sistema operativo di Google sui dispositivi mobili di tutto il mondo? Tutti i nostri interrogativi trovano risposta in un solo termine: la frammentazione, che andremo ad analizzare per capire meglio il mondo Android.

Frammentazione Android: un salto nel passato

Android nasce come progetto indipendente nel 2003, per poi venire acquisito da Google spinta dal desiderio di affacciarsi sul mercato dei dispositivi mobili. Dopo soli 2 anni, Big G fonda la OHA (Open Headset Alliance, consorzio capace di riunire nomi di rilievo del panorama Hi-Tech) e presenta il primo smartphone con Android, l’HTC Dream. Dal 2008 si sono susseguiti tanti aggiornamenti, tutti rigorosamente in ordine alfabetico e dolciario: a parte le prime due (identificate con 1 e 1.1), ogni versione del robottino verde ha il nome di un dolce.

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Queste percentuali riportanti i dati delle versioni Android attualmente in utilizzo sono aggiornate a Settembre 2017.

Come possiamo vedere nell’immagine soprastante, ad oggi si possono contare ben 13 versioni rilasciate da Google, di cui ancora 8 attualmente utilizzate, ma non del tutto supportate. La più recente, Nougat 7.1 è presente solo sull’1.6% dei dispositivi (a meno di un anno dal lancio), Marshmallow 6.0 sul 32.2%, il che significa che tanti utenti tutt’ora stanno utilizzando un sistema operativo datato con tutti i rischi che ne possono conseguire. Ma come si è arrivati a questa situazione? Scaviamo un po’ più a fondo.

Nei meandri della frammentazione

Cerchiamo di capire meglio ciò con un esempio pratico: andando in un qualsiasi centro commerciale risulta immediato notare come ogni smartphone Android al suo interno abbia menù, applicazioni dedicate e interfaccia grafica personalizzata in maniera differente. Questo perché il sistema è open source e Google, quando lo distribuisce ai produttori, lascia la libertà di di poterlo personalizzare per ottimizzarlo al massimo secondo le loro esigenze.

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I dispositivi Nexus rappresentano l’unica garanzia di aggiornamenti immediati e costanti, fin quando Google ne fornisce il supporto.

Se da una parte ciò offre grande libertà ai produttori (che con minimi investimenti software hanno un prodotto completo e funzionante da presentare sul mercato) e garantisce a Google di consolidare la sua presenza, al tempo stesso va a scalfire l’integrità di un sistema già ottimo dalla nascita. Android stock infatti, oltre ad essere completo e affidabile, risulta essere più performante grazie alle pochissime applicazioni precaricate, cosa che non avviene su dispositivi brandizzati.

Proprio da qui nasce il problema più grande: una volta che un brand modifica Android, diventa compito suo rilasciare aggiornamenti per garantire ai propri dispositivi di stare al passo con i nuovi upgrade ufficiali. Alcune compagnie svolgono questo lavoro con “sensibili” ritardi, altre invece abbandonano completamente il tutto lasciando i consumatori in difficoltà. Non solo: in alcuni casi la strada verso l’aggiornamento è ostacolata anche dagli operatori telefonici, colpevoli di rallentare ancor di più i tempi affinché approvino gli upgrade.

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Quanti di voi attendono con trepidazione la notifica con l’annuncio del nuovo update?

Come intervenire per riorganizzare tutto?

I vantaggi di una costante assistenza sono infiniti: oltre ad avere tutti i dispositivi con la stessa versione del sistema operativo, ci sarebbero meno problemi di compatibilità, una maggiore garanzia di sicurezza e un minor costo di supporto, eliminando le versioni obsolete. Quale strada bisognerebbe adottare per ottenere questo risultato? Google già da diverso tempo si sta impegnando tantissimo nel sollecitare i produttori a garantire il loro massimo impegno nel rilascio degli ultimi upgrade.

Stando a qualche rumor emerso in rete, sembra che Big G stia per stilare una sorta di “libro nero della vergogna” dove verranno segnalati i produttori meno affidabili, valutandoli sulla base del rilascio degli aggiornamenti e delle patch di sicurezza. Con questa politica Google vorrebbe dare una scossa direttamente ai brand, senza troppi giri di parole.

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Google si sta impegnando direttamente affinché i brand rilascino nel minor tempo possibile gli upgrade.

Sempre in rete si vocifera che Android in futuro possa divenire un sistema chiuso, come accade per i suoi diretti rivali sul mercato, ovvero Apple e Microsoft. Intraprendendo questa strada per Google ci sarebbero innumerevoli vantaggi, potendo seguire dalla nascita ogni singolo dispositivo e curandolo direttamente senza nessun intermediario, ma anche lo svantaggio di ridurre la gamma di dispositivi con a bordo il sistema operativo del robottino verde.

Analizzando meglio la situazione, a Mountain View si stanno muovendo anche sul fronte applicazioni: con il lancio delle Instant Apps e applicazioni dedicate (Allo e Duo ad esempio) scaricabili dal Play Store e che garantiscono una elevata compatibilità potranno raggirare il problema di dispositivi non aggiornati, permettendo a tutti gli utenti di usufruire di determinati vantaggi.

Ma i possessori di vecchi dispositivi come possono fare?

Android non è modificabile solo per i produttori che decidono di utilizzarlo sui propri dispositivi. Affacciandosi sul web è possibile scoprire che esistono veri e propri team come Lineage OS, MIUI e Paranoid Android che lavorano sul codice nativo del sistema operativo di Google non solo con lo scopo di renderlo migliore, ma anche di diffondere le nuove versioni laddove gli utenti non ricevono supporto ufficiale.

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Dopo CyanogenMod, il team di Lineage OS è uno dei team più conosciuti ed apprezzati a livello mondiale in fatto di ROM Android.

È necessario fare una piccola premessa: per poter sostituire il sistema operativo di fabbrica di ogni smartphone serve eseguire alcune operazioni che richiedono un po’ di dimestichezza e conoscenza del mondo Android. Nulla di trascendentale comunque, basta consultare una delle tantissime guide presenti sul web e si potrà allungare la vita media dei vostri device.

Ma nemmeno percorrendo questa strada si può essere al sicuro: i team di sviluppo spesso sono formati da privati che operano senza fine di lucro e in alcune situazioni non riescono a garantire un supporto costante ed affidabile. Quindi cosa fare per poter avere un dispositivo costantemente aggiornato e sicuro nel tempo?

Conclusioni

Attualmente non esiste una risposta corretta alla domanda perché Google stessa con la scelta di escludere il Nexus 5 dall’aggiornamento ad Android 7.0 Nougat ha contribuito ad aumentare la percentuale di dispositivi non aggiornati. L’unico consiglio che possiamo darvi è quello di investire oculatamente i vostri soldi e prima di effettuare un acquisto svolgere qualche ricerca riguardo ai brand, al supporto e garanzia che forniscono sempre tenendo in considerazione le vostre esigenze.

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La speranza è quella che ci sia più collaborazione e comunicazione tra i produttori di smartphone e Mountain View, in modo da poter impegnare meglio le risorse e fornire sempre il massimo dell’esperienza Android ad ogni utente.