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Google dice no ai browser con supporto all’ad blocking

Qualche giorno fa Samsung aveva annunciato l’arrivo delle API per implementare la funzione di ad blocking nel suo web browser. L’applicazione del gigante coreano è stata scaricata in poche ore da decine di migliaia di persone ma Google ha provveduto a rimuovere l’applicazione dal Play Store perché violava una parte del Developer Distribution Agreement, accordo che gli sviluppatori devono firmare prima di poter pubblicare un’applicazione nella piattaforma di Google.

In particolare l’azienda di Mountain View si è appellata a quel comma dell’accordo che impedisce agli sviluppatori di pubblicare applicazioni che interferiscono con la visualizzazione dei contenuti o con l’avvio di altre applicazioni tramite blocchi o disturbo di vario genere.

Tecnicamente il browser di Samsung non va a disturbare o modificare in negativo l’esperienza utente ma effettivamente il blocco delle pubblicità è una forma di “disturbo” dei contenuti che è possibile visualizzare tramite il browser del proprio dispositivo. Per tantissimi utenti è normalissimo utilizzare un sistema di blocco delle pubblicità su PC e anche sui sistemi operativi mobile esistono molti modi per farlo, ad esempio per Firefox per Android sono disponibili diversi addons di blocco delle pubblicità.

Dunque, la scelta di Google potrebbe rilevarsi miope nel lungo termine ma effettivamente la principale fonte di guadagno dell’azienda statunitense è proprio la pubblicità e quindi è naturale che vada a bloccare le varie applicazioni, nel suo ecosistema, di ad blocking.