Kingzone K1

Kingzone K1: lo smartphone dimenticato, ma..

Premetto che non vi biasimo se qualcuno di voi si stesse domandando chi o cosa fosse il protagonista del mio articolo visto che in passato nessuno gli ha dedicato nemmeno un piccolo spazio nel nostro blog (e ci sarà un motivo), ma per rispondere alla vostra domanda cercherò di andare con ordine: la “Shenzhen Kingzone Communication Technology Co., Ltd” è una società fondata nel 2005 che si dedica allo sviluppo, produzione e vendita di smartphone di fascia alta, o almeno così dicono loro; modello di punta dei primi mesi del non tanto lontano 2014 è il Kingzone K1, proposto sul mercato internazionale nella variante Pro ed in quella Turbo che differiscono tra loro esclusivamente per risoluzione display e quantitativo di RAM. Qui di seguito le caratteristiche principali:

  • Dimensioni e peso: 153.5x76x6.8 per 186 grammi
  • Display: 5.5 pollici HD/FullHD a seconda del modello
  • SoC: MediaTek MT6592 ARM Cortex-A7 octa-core da 1.7 GHz
  • GPU: Mali-450 MP4 quad-core da 700MHz
  • RAM: 1 GB/2 GB a seconda del modello
  • ROM: 16 GB espandibile con microSD sino a 128 GB
  • Fotocamera: Posteriore 14 Mpx + anteriore 8 Mpx
  • Batteria: 2500mAh
  • Sistema operativo: Android 4.2.2 Jelly Bean (aggiornabile a 4.4 KitKat) -> la nota dolente, vi spiegherò dopo il perché

Non mancano il supporto al dual-sim, l’NFC, l’OTG e ovvie connettività quali Wi-Fi, Bluetooth, GPS (A-GPS), ecc..; per la scheda tecnica completa e la recensione, vi invito a Googlare un po’.

Nulla di eccezionale o singolare dunque se paragonato ai device odierni ma soprattutto a quelli commercializzati lo scorso anno dai competitor che decisero di adottare, sui loro dispositivi, l’economica soluzione MediaTek; e qui la domanda da 100 punti: cosa ha spinto molti di voi (ahimè lo confesso, me compreso) a spendere decine e decine di Euro per acquistare proprio questo smartphone e non altri, economicamente più vantaggiosi, che presentassero specifiche pressoché identiche? Dal mio personale punto di vista vi replico con: “Non lo so, saranno stati il design accattivante (molto simile al Huawei Ascend P7), la costruzione solida con materiali non plastici e resistenti come il metallo, la possibilità di ricarica wireless tramite un’apposita flip cover, e in prima linea la fiducia in un’azienda che prometteva davvero bene“. Avete letto bene, “prometteva”.

Come mai ho trascritto il verbo al passato? Il motivo è semplice e riscontrabile nel fatto che, oltre a proporre prodotti di qualità, secondo me il compito di una qualsiasi azienda dovrebbe essere anche quello di fornire, alla sua clientela, un supporto continuo ed un’assistenza perlomeno decente, fattori che a quanto pare non sono avvenuti in questo specifico caso: difatti, in sintesi, la Kingzone non si è neppure degnata di rispondere a gran parte (per non dire tutte) delle mail e segnalazioni ricevute da chi avesse bisogno di aiuto oppure di una mera informazione; in aggiunta, siccome all’epoca aveva progettato ed immesso sul mercato un numero davvero limitato di device, avrebbe potuto “sprecare” gran parte delle sue risorse sullo sviluppo degli stessi tramite costanti aggiornamenti (ricordiamo che il modello K1 montava la Jelly Bean seppur KitKat circolasse già da Settembre 2013) e migliorie che come risultato avrebbero portato ad un pubblico sicuramente più soddisfatto e riconoscente nei confronti della società.

Dopo qualche mese, però, la svolta: viene finalmente annunciato l’upgrade alla release successiva di Android; nel caso stesse pensando che a conti fatti la storiella è finita nel migliore dei modi per noi tutti poveri acquirenti, vi interrompo subito dicendo che state commettendo un errore grossolano: non solo il rilascio tende ad essere posticipato a Gennaio 2015 (alleluja), ma non fa altro che portarci ulteriori gioie e dolori, come se non avessimo sofferto abbastanza. Perché? E qui mi ricollego alla precedente espressione “(aggiornabile a 4.4 KitKat) -> la nota dolente“, invero ammetto sì che ci sono stati perfezionamenti generali, specialmente nel comparto fotografico (chi ha letto una qualsiasi recensione ha notato che, nonostante il device montasse una fotocamera da 14 MP, ricordiamo fornita da SONY, la qualità delle immagini non era eccelsa), tuttavia qualcosa ha cominciato a farci storcere il naso: in particolare la gestione della batteria, croce e delizia di tutti, comportava un maggiore consumo che ha calato notevolmente l’autonomia di quest’ultima (a me si era addirittura danneggiata col passare dei giorni), tanto da costringere molti possessori dello smartphone targato Kingzone sia ad eseguire un downgrade alla versione “fagiolo di gelatina”, sia a ricercare soluzioni disperate/assurde, sia addirittura a comperarne una dalla capienza maggiorata.

Eppure non finisce qui: la Kingzone (in un mercato orientale saturo di validi competitor è un po’ pretenzioso appellarsi “Re della zona”, no?) ha al contempo deciso di cessare il misero supporto al Kingzone K1 dedicandosi esclusivamente alla produzione di altri smartphone, e riconosco che questo è stato il colpo di grazia poiché già non è mai stato gradevole essere abbandonati a se stessi, figurarsi nel momento del maggiore bisogno. Ma (e stavolta, dopo tante pene, assume fortunatamente un’accezione positiva), nei meandri delle community internazionali, dei gruppetti di sviluppatori indipendenti cominciano in parallelo a regalarci piccole soddisfazioni elaborando ciò che una grossa fetta di noi smanettoni ambisce ad ottenere sui propri dispositivi: per ora mi limito a non accennarvi nulla se non un singolo vocabolo che inizia con la lettera “C” e termina per “yanogenMod” (sono riuscito a ricreare un alone di mistero e altresì ad incuriosirvi, vero?), di questo, però, vi parlerò nel mio prossimo articolo, quindi restate connessi con noi.