Google vicina alla prima Intelligenza Artificiale grazie ai “vettori pensiero”

Il colosso di Mountain View pronto a compiere una svolta epocale nella programmazione con la creazione di un prima intelligenza artificiale capace di emulare il pensiero umano.

Nell’ampio eco-sistema di progetti sui quali Google è al lavoro, Android rappresenta una piccola –seppur principale – fetta di un mercato decisamente più ampio nell’ambito della programmazione dal quale poter sviluppare un ponte verso uno degli obiettivi più importanti per l’attuale generazione: ovvero la creazione di una prima Intelligenza Artificiale, o IA, la cui realizzazione pare esser sempre più prossima.

A svelare l’andamento di un progetto lavorativo sul quale, in modo spesso silente, sono in tanti a muoversi – come Facebook e la stessa Microsoft con l’impegno diretto di Bill Gates – è stata un’approfondito articolo di analisi del The Guardian dedito alla valutazione dei progressi compiuti da Geoff Hinton quale autorità di spicco e principale esperto di settore da ben due anni al lavoro sotto l’egida Google per la realizzazione di una prima forma d’intelligenza artificiale. Il lavoro sembrerebbe esser giunto ad una considerevole svolta grazie alla nuova teoria dei vettori pensiero,  dedita a semplificare l’associazione verbale e comunicativa di ogni parola ad un singolo vettore corrispondente all’interno di uno spazio non sequenziale e logicamente strutturato nel cui algoritmo, in base anche agli stimoli forniti, le macchine sarebbero capaci di emulare i salti mentali viaggiando su diversi binari in modo quasi similare a quanto compiuto dalla mente umana.intelligenza-artificiale-google1

La complessità di pensiero da fornire ad un intelligenza artificiale, come svelato dallo stesso Hilton, è però ben lontana dal poter porre un paragone consistente e la mole di lavoro consiste nella conversione dei linguaggi al fine di generare una base comunicativa dalla quale poter poi strutturate tutte le emozioni e le complesse interpretazioni proprie del pensiero umano. Un supporto importante sarebbe giunto dal lavoro condotto su Google Traduttore il cui algoritmo di traduzione sarebbe stato basilare per la comprensione dei meccanismi associativi alla base della teoria dei “vettori pensiero“, capace di fornire risultati impressionanti seppur nelle azioni minime.

Possibile quindi che nel giro di un paio d’anni sia possibile interfacciarsi con i nostri dispositivi potendo colloquiare, aspetto alla base dello sviluppo di un Intelligenza Artificiale da sommare – visti i segnali ci sbilanciamo con un certa sicurezza – agli attuali assistenti vocali come Google Now e lo stesso Cortanapronto a sbarcare su Android – permettendoci di trasformare smartphone e wearable in assistenti digitali portatili con utilità decisamente superiori agli attuali utilizzi.