Cyanogen: smartphone con CyanogenOS nel 2015, i dettagli su collaborazioni e servizi

La società di McMaster e Kondik annuncia l'accordo con BLU per uno smartphone basato su CyanogenOS e senza Google Apps per liberare Android dal controllo dell'azienda californiana. Scopriamo i dettagli dell'accordo, retroscena e prospettive.

I progetti resi pubblici da Cyanogen Inc. negli ultimi mesi non resteranno su carta a lungo, l’azienda dopo aver raccolto capitali ed investimenti per ben 80 mln – approfondisci la notizia – ha annunciato nelle ultime ore l’accordo con la società BLU per il primo smartphone indipendente da Google per OS e servizi.

L’annuncio è stato fornito direttamente da BLU, società statunitense che si occuperà di fornire il supporto hardware a Cyanogen Inc., con l’obiettivo stimato di poter presentare lo smartphone con CyanogenOS già entro questo 2015. La peculiarità di questo Cyanogen-smartphone rispetto gli altri già commercializzati – parliamo di OnePlus One, Micromax YU ed Alcatel OneTouch Hero 2+ – risiede nell’adozione di una versione personalizzata dal robottino verde senza però l’integrazione delle Google Apps notoriamente accessibili tramite gli accordi MADA che prevedono specifiche regole ed imposizioni – approfondisci la questione –  da parte di Google per la concessione dei servizi proprietari.

Il progetto di Cyanogen Inc. di poter liberare Android dal controllo dell’azienda californiana passa inevitabilmente per questo fattore a causa del peso che proprio i servizi giocano sulle preferenze degli utenti, e non è un caso se questi insieme al Google Play Store hanno contribuito all’enorme successo di Android. Il lavoro non sarà semplice, se da un lato CyanogenMod vanta già una serie di personalizzazioni e peculiarità software dall’altro la riproduzione di un eco-sistema simile a quello attualmente proposto da Google pare essere ancora lontano.

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Le ipotesi più verosimili per la compensazione di questo aspetto pare siano focalizzate su di una scelta come via di mezzo tra la produzione in casa propria, sfruttando proprio quegli 80 mln d’investimenti forniti dai partner, e l’appoggio a fornitori di servizi software alternativi tra i quali spicca proprio Microsoft. L’azienda di Redmond avrebbe dovuto persino figurare tra gli investitori, salvo poi esser rimasta defilata, e la scelta di sfruttare la nuova politica freemium di Satya Nadella potrebbe essere utile per avvicinare gli interessi non prima d’aver però fornito garanzie con i feedback dal mercato.