Android Wear: il fallimento degli smartwatch celato dagli spot video [Focus]

Il peso delle aspettative, per qualsiasi ambizioso progetto, può spesso rivelarsi il contrappeso più complesso da sganciare per permettere ad idee, pur utili per certi versi, di compiere il salto di qualità naturalmente dovuto. Questa specifica situazione pare riguardare da vicino gli smartwatch ed in particolare Android Wear il cui arrivo sembrava aver posto le basi per un successo che ad oggi vanta più i lineamenti di un fallimento con la piena consapevolezza, ovviamente celata al pubblico, da parte di Google.

Prima di addentrarci in un analisi che trae considerazioni da elementi facilmente assimilabili bisogna confermare come il mercato wearable sia in forte crescita ed i dati statistici oltre che delle vendite ne sono la testimonianza, il frutto di questo successo è però rivolto al nuovo trend salutistico dell’e-Health e del rinomato spirito sportivo che ha trovato nei fitness band dei dispositivi disattesi sul podio delle vendite grazie ad un semplice fattore ad oggi estraneo agli smartwatch: l’utilità reale. L’avvento di Android Wear avrebbe infatti dovuto finalizzare l’integrazione tra questi ultimi e gli smartphone puntando sull’uso senza mani per alcuni funzioni basilari, spesso accompagnate dai comandi vocali che proprio in Google Now sono stati potenziati nonostante la lunga strada ancora da percorrere, eppure qualcosa pare si sia perso per strada come sottolineato dal nuovo spot, ennesimo, realizzato da Google.

Il video lascia poco spazio all’immaginazione coinvolgendo gli utenti in un mix di musica e colori, propri dell’evoluzione del design degli smartwatch ottenuta negli ultimi mesi con gran risultati sul piano estetico, privo però dei contenuti chiave che dovrebbero spingere l’utente Android, per natura attento a funzionalità ed utilità dei prodotti, a trovare un valido motivo per l’acquisto. Gli smartwatch offrono sfoggio e curiosità per una tecnologia poco diffusa e sicuramente dotata di appeal per gli appassionati ma nessuna collocazione nel contesto di utilizzo quotidiano se non per rare eccezioni come notifiche e segnalazioni appartenenti ad alcune delle più sofisticate smartband capaci quindi di sostituirvisi con maggior integrazione e prezzi decisamente più contenuti, propri della filosofia di Android e della gamma Nexus da sempre spinta nel campo smartphone e tablet dal colosso californiano.

In un certo senso la situazione attuale fornisce quindi una conferma alle perplessità di Pebble rispetto la direzione che il settore sta assumendo, seppur in quel caso rivolte principalmente nei confronti di Samsung, perdendo di vista gli scopi dietro la realizzazione degli smartwatch nei quali Android Wear avrebbe dovuto rappresentare la bussola e non un tentativo d’inserimento che ad oggi pare poco interessato da parte di Google e mosso da scopi d’inserimento esclusivamente economici e commerciali. La disillusione verso gli smartwatch da parte dell’azienda californiana viene confermata, oltre che da questi spot privi di fondo, dalla diversità d’approccio allo sviluppo di Android Wear priva di un assetto hardware di riferimento necessaria allo sviluppo, come affermato da Davide Burke:Non si può costruire una piattaforma in astratto, è necessario costruire un dispositivo (o dei dispositivi). Devi vivere e respirare il codice che si sta sviluppando” (la dichiarazione completa sulla gamma Nexus a questo articolo).adam-power-watches

Più che una serie di spot marketing, il cui affiancamento alle politiche Google è sicuramente apprezzabile ed utile visto lo scarso utilizzo del recente passato, sarebbe quindi più utile porre una riflessione sulla necessità di riscrivere le regole, magari con un Nexus smartwatch di riferimento anche per i produttori partner e ad oggi solo intravisto, per evitare un epilogo proprio del detto: E’ bello ma non balla“.

 

  • Drak69

    Io lo considero utile. Poi bisogna contare ovviamente quelli che hanno il telefono sempre in mano, quelli che non hanno mai usato orologi, quelli che per sentito dire evitano l’acquisto per paura dell’autonomia (quando in realta nessuno ci dorme con l’orologio al polso) e quelli che non vengono pensati da nessuno xD

    • Pienamente d’accordo con te sulle perplessità che possono spingere un utente a non approcciarsi agli smartwatch.
      Restano però molti aspetti come i prezzi e le funzioni (specialmente se li paragoni ai fitness band) che ad oggi frenano tantissimo sia gli smartwatch che Android Wear, quest’ultimo ancora non è ciò che sarebbe dovuto essere nel panorama e non credo faccia realmente la differenza. Chiaro che poi molti spingano per il proprio OS (tipo Samsung e Pebble).