CyanogenMod pronta a rilasciare aggiornamenti via OTA

Il futuro del team di CyanogenMod e delle sue ROM inizia lentamente a delinearsi ed il primo passo che l’azienda sta compiendo risulta essere il rilascio di firmware aggiornati, ovvero gli updates, direttamente tramite il meccanismo OTA, ovvero l’Over-The-Air, utilizzato comunemente da tutte le grandi aziende e che, diversamente da quanto si pensi, oltre ad essere una modalità di estrema comodità, migliorando l’esperienza utente nell’evoluzione del proprio OS, è vincolato a specifiche regole da parte di Google.

Il primo approccio di CyanogenMod in quest’ambito è stato condotto con l’Oppo N1 che ha, nelle ultime ore, ricevuto un’update per l’O-Click, accessorio per il controllo wireless della fotocamera contenuto nel packaging d’offerta del dispositivo. Purtroppo, diversamente da quanto ci si sarebbe atteso, le tempistiche non sono state celeri, ma neppure lente come si è solitamente abituati a vedere, e per questo il team di CyanogenMod ha voluto illustrare, come a suo tempo ha fatto anche HTC con una specifica infografica, gli effettivi passaggi che un’aggiornamento compie per essere rilasciato tramite OTA, evitando di generare bug e problemi, come invece è accaduto a Samsung per l’update ad Android 4.3 col Galaxy S3.

Nello specifico ogni stringa di codice che viene aggiunta al firmware di partenza, con delle proprie tempistiche di sviluppo, deve conseguire due diverse approvazioni, la prima interna e ad opera del CyanogenMod Quality Assurance team, la seconda invece esterna col test CTS di Google che, nell’arco di 8 ore, valuta l’effettiva compatibilità del pacchetto con le app, i servizi Android e le varie personalizzazioni, abilitando il produttore al rilascio tramite OTA dell’aggiornamento soltanto se quest’ultimo consegue una valutazione di compatibilità al 100%, altrimenti spinge per la riprogrammazione, dovendo ripartire da zero.

Nonostante ciò però, il team punta, nel futuro, a poter utilizzare con costanza il rilascio via OTA, ovviamente con tempistiche che, almeno con nostra speranza, non si dilatino eccessivamente e si mantengano sui medesimi standard qualitativi ai quali