HTC Updates: l’azienda taiwanese si discolpa illustrando il meccanismo

La tempistica con la quale un brand riesce a fornire aggiornamenti ai suoi devices, sia vecchi che nuovi, rappresenta nel mercato moderna una potente leva di marketing che incide sulle scelte degli utenti al momento dell’acquisto di un dispositivo, questione sulla quale HTC ha appreso, a caro prezzo, come la noncuranza col tempo possa diventare un forte handicap, specialmente se si vuol competere ad alti livelli  rinunciando persino agli introiti del mercato di fascia bassa per una questione idealistica.

Col restyling che i dirigenti hanno impartito all’azienda, momento di naturale cambiamento dal quale è nata la famiglia One, HTC ha sicuramente cominciato a modificare la propria immagine nel campo degli updates, sebbene i fantasmi del passato siano ancora pressanti e gli utenti, in particolare i possessori di una vasta gamma di modelli antecedenti all’HTC One, siano ancora tagliati fuori dagli ultimi updates nonostante le configurazioni hardware di molti dispositivi siano ancora valide per le ultime release di Android.

Allo scopo di sensibilizzare gli utenti sul processo produttivo di un aggiornamento, e siamo certi anche per giustificarsi parzialmente di quanto non fatto sino ad oggi, HTC ha voluto pubblicare una particolare infografica per semplificare la spiegazione dei processi dietro un update, sono ben 12, prima che questo possa esser distribuito con la fase di roll-out ufficialmente. In sintesi, il tutto comincia col rilascio del PDK da parte di Google, ovvero il Platform Development Kit, assieme ai codici open source per i produttori di chipset, questi ultimi coi quali HTC deve coordinarsi per decidere quali dispositivi aggiornare.

Superata questa fase si passa allo sviluppo reale, con l’adattamento della Sense alla release per singolo dispositivo, fase alla quale seguono i test interni il cui superamento consente ad HTC d’inviare a Google il software per ottenerne la certificazione e successivamente procedere al rilascio ufficiale. Questa medesima fase però si allunga, nelle tempistiche, quando di mezzo vi è anche anche un carrier, ovvero l’operatore telefonico in caso di modello “brandizzato”, col quale HTC deve coordinarsi per effettuare il lavoro di sviluppo che avviene in partnership, lavoro diverso con ogni operatore, per attuare le modifiche all’interfaccia ed alle app di sistema inserite nel pacchetto fornito in esclusiva col devices.

Processi quindi non semplici, ma che se da un lato ci consentono di comprendere quale, e quanto, lavoro vi sia dietro un aggiornamento, dall’altro non giustificano ritardi che altre aziende non si trovano ad affrontare, un’esempio lampante di efficienza è infatti fornito da Xiaomi, come lo stesso Hugo Barra descrisse in un’intervista.

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